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Corso libero di lingua e cultura ungherese

     
 
 

 

CORSO LIBERO DI LINGUA E CULTURA UNGHERESE

CALENDARIO DELLE ATTIVITA' AUTUNNALI 2015

 

Il corso è interamente patrocinato dall'Istituto Balassi - Accademia d'Ungheria in Roma e dal CISUECO. Esso prevede 10 conferenze di 2 ore ciascuna per un totale di 3CFU. Alle prime 3 (ciascuna comprensiva della proiezione di un film) tenutesi nel maggio 2015 seguiranno le successive 7, corredate di due proiezioni, secondo il calendario seguente:

 

Lunedì 12 ottobre, ore 11,00 (sala Ignazio Ambrogio)

I conferenza(Prof. R. Ruspanti)

Il ‘56 ungherese fra storia e letteratura

 

Lunedì 19 ottobre, ore 17-20 (Scuola di Lettere Filosofia Lingue, Aula 18)

(In relazione alla I conferenza del 12)

Proiezione del film “L’uomo di Budapest” (titolo originale: “Il morto insepolto”), durata: 127’ con una breve presentazione del Prof. Roberto Ruspanti

 

Lunedì 9 novembre, ore 11,00(sala Ignazio Ambrogio)

II conferenza (Prof. R. Ruspanti)

Il lungo percorso dei Magiari verso e dentro l'Europa

 

Lunedì 16 novembre, ore 11,00 (Videoteca)

III conferenza (Prof. R. Ruspanti)

Panorama della letteratura ungherese

 

Lunedì 30 novembre 2015, ore 11,00  (sala Ignazio Ambrogio)

V conferenza (Prof. F. Guida)

 

Ottobre ungherese 

Venerdì, 4 dicembre 2015, ore 11 (sala Ignazio Ambrogio)

Proiezione del film film ungherese in due parti Speranza e mito - Imre Gyöngyössy, poeta e cineasta, Regia di Katalin Petényi e Barna Kabay (24’ + 24’, sottotitolato in italiano)

Introduce il film con letture di testi e liriche del poeta e cineasta magiaro il Prof. Roberto Ruspanti (Direttore del CISUECO, Ordinario di Lingua e letteratura ungherese). Incontro con i registi-autori.

 

Lunedì 14 dicembre, ore 11,00 (sala Ignazio Ambrogio)

IV conferenza (Prof. R. Ruspanti)

L'Italia nella letteratura ungherese - l'Ungheria nella cultura italiana

  

NB: La frequenza al 75% delle lezioni è indispensabile

 

- Nota Bene: Gli studenti interessati devono far pervenire, entro il 31 gennaio 2016, la relazione sull'attività
svolta al Prof. Roberto Ruspanti (roberto.ruspanti@uniud.it), e per comunicazione alla Prof. Annamaria
Annicchiarico (annamaria.annicchiarico@uniroma3.it).
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NOTA SUL FILM “Speranza e mito - Imre Gyöngyössy, poeta e cineasta

Quando avevo 10 anni, dalla terra di Koppány il ribelle passai al monastero benedettino di Pannonhalma. Lì conobbi non solo la cultura europea e la Bibbia ma anche lo spirito benedettino basato sulla meditazione, sul lavoro e sulla tolleranza religiosa. Nella città sul monte ricevetti un’eredità eterna: la fede in Dio, nell’uomo e nella forza dell’amore. Lì imparai l’italiano al livello di madrelingua.

Mi formai con Dante e Petrarca. A Pannonhalma scrissi le mie prime poesie che furono pubblicate per quasi cinquant’anni, scoprimmo la gioia del gioco, la bellezza del creato.

Nel 1951, appena compiuti vent’anni, venni arrestato (come studente universitario d’italiano). Al termine di un processo farsa ideologico per cospirazione e provocazione fui condannato a 3 anni di carcere, a 10 anni di interdizione dai pubblici uffici e alla confisca dei beni. Alcune mie poesie finirono in Italia. Vennero usate come prova contro di me.

La prigione divenne la fonte umana ed artistica della mia vita. Le carceri staliniane erano il museo delle cere della storia del secolo. Vi erano insieme il criminale fascista e la sua vittima, il rabbino liberato da qualche anno dal campo di concentramento, frati insegnanti dalla fede salda, filosofi eruditi, comunisti delusi e molti giovani incapaci di tollerare la menzogna.

Negli anni ‘70 in Ungheria erano attivi i servizi segreti del sistema. Gli agenti segreti spiavano ogni nostro passo. Dovunque andassimo trovavamo muri sempre più alti. Avevamo la sensazione che intorno a noi mancasse l’aria.

Perciò nel 1980 accettammo l’invito della televisione tedesca, Z.D.F. e col cuore pesante partimmo verso l’ignoto. Dovemmo ricominciare da zero, ma la sfida era interessante.

Ai piedi delle Alpi, sulle rive del lago di Starnberg, fondammo di lì a poco lo Studio Starnberg. Ora da qui, tra i paesini bavaresi proviamo a fare da tramite per il dialogo tra l’Est e l’Ovest.

Non abbiamo paura di perdere la nostra identità. Dovunque ci porti il destino, restiamo ungheresi, esponenti di un piccolo popolo dell’Europa central

                                 Imre Gyöngyössy

 

NOTA SUL FILM “L’orologio di Monaco”

Presentata nella selezione ufficiale del Festival Internazionale del Film di Roma, l’opera seconda di Mauro Caputo, riconferma la collaborazione con il regista/romanziere Giorgio Pressburger ai cui racconti il film si ispira, portando sullo schermo una famiglia centroeuropea in cui confluiscono i nomi dei più grandi protagonisti della storia degli ultimi due secoli: Marx, Heine, Mendelssohn, Husserl, Emeric Pressburger, etc. Scrittore, regista, intellettuale che come pochi sa raccontare quel territorio fisico e immateriale che è stata (ed è) la Mitteleuropa,  Pressburger rivive con intensa emozione, attraverso una ricerca che si intreccia tra presente e passato, i ricordi e le vicende umane che l’hanno portato a scoprire “cosa vuol dire veramente appartenere alla comunità umana dei vivi e dei morti”. Nel film le immagini suggestive di alcuni luoghi della città di Trieste, ma anche riprese della vicina Slovenia o di Londra, insieme ai filmati di repertorio dell’Archivio Luce e al materiale video originale del regista Emeric Pressburger, gentilmente concesso per questo film dal regista scozzese premio Oscar, Kevin Macdonald, suo nipote. E su tutto, la voce e la fisicità di un uomo (Giorgio Pressburger), protagonista di questo viaggio, la cui vicenda personale e familiare riesce magicamente a intrecciarsi con la memoria del nostro ‘900, evocandone storie, violenza, arte, passioni. Luoghi, colori, parole, memorie, che compongono un affascinantissimo viaggio non solo di una vita, ma di una cultura.

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Hanno detto de L’OROLOGIO DI MONACO

“Ho provato un forte rammarico al concludersi di questo film, quando la magica voce di Giorgio Pressburger e le complici immagini di Mauro Caputo hanno abbandonato lo schermo. Quella enorme quercia dalla chioma solenne sulla quale Giorgio, in cerca di se stesso, si è arrampicato per un incontro amorevole con quei suoi progenitori che hanno “fatto” il pensiero del nostro tempo, si è dissolta in una nebbia silente lasciandomi in uno stato di commossa riconoscenza”. PUPI AVATI

“Un uomo va alla ricerca di coloro che, nei tempi e nei Paesi più diversi, hanno portato il suo nome - nome di persone famose o sconosciute, sparse nel mondo nell’erranza del popolo ebraico – e scopre che quei legami non sono soltanto legami vicini o lontani di famiglia, ma legami universalmente umani. La sua odissea e la sua ricerca percorrono un mare di dolore, di avventura, di indistruttibile pietas e tenerezza e diventano semplicemente una ricerca dell’umano e dunque di se stessi. Un racconto cinematografico intenso e struggente, forte e discreto, che fa parlare non solo gli uomini ma anche i paesaggi, le cose, le tracce degli uomini passati sulla terra”. CLAUDIO MAGRIS

L’orologio di Monaco di Mauro Caputo conduce lo spettatore a condividere con intelligenza e partecipazione il mondo di ricordi e di riflessioni di Giorgio Pressburger, un mondo che si snoda attraverso mezza Europa e che incrocia personaggi celebri (da Heine a Mendelssohn, da Marx a Husserl al regista Emeric Pressburger, tutti legati ai suoi antenati) e persone comuni, momenti drammatici (Pressburger fuggì dall’Ungheria nel 1956, la sua famiglia subì le persecuzioni naziste) e pause di riflessione. Ma questo viaggio nel tempo e nella memoria non ha mai l’arroganza o l’orgoglio di chi vuole trasformarlo in vanto ma piuttosto la dolcezza e la delicatezza di chi sa che «i miti ci visitano fino a che, a un certo punto, come sono nati, svaniscono». La voce pacata di Pressburger e la sua figura quasi timorosa accompagnano lo spettatore tra i ricordi e gli «incanti» di un vita lunga e intensissima, a volte assumendo il tocco magico dell’orologio di famiglia che dà il titolo al film, altre volte lo sguardo incuriosito di chi «non ha mai trovato nessuna certezza ma non smette di cercare», conscio che alla fine ciascuno si rinchiuderà nella propria solitudine, «come era all’inizio degli inizi». Costruito secondo i modi «tradizionali» del racconto ritmato dalla voce off, il film sa mostrare una inedita forza visiva dal forte impatto emotivo, capace di passare dal pubblico al privato con bella armonia e un fascino che è insieme segreto e quotidiano”. PAOLO MEREGHETTI

 

NOTA SUL FILM “L’uomo di Budapest”

“L’UOMO DI BUDAPEST” [titolo originale ungherese: “A temetetlen halott” (“Il morto insepolto”)], 2005, regia di Márta Meszáros, durata: 127’. Presentazione del Prof. Roberto Ruspanti

“La proiezione è per uso e scopo esclusivamente didattico”

Nota di Roberto Ruspanti: “Il morto insepolto”, opera della nota regista ungherese Márta Mészáros, partendo dalla repressione della Rivoluzione patriottica e democratica d’Ungheria del 1956, narra il martirio, il processo farsa e la condanna a morte di Imre Nagy, legittimo Presidente del Consiglio dei ministri del libero e democratico Governo rivoluzionario d’Ungheria (23 ottobre - 4 novembre 1956) attraverso il diario dello stesso Imre Nagy e documenti d’archivio. Il film si apre con il drammatico “Appello di Imre Nagy al popolo ungherese e al mondo intero” lanciato domenica 4 novembre 1956 alle ore 5,00 del mattino sulle onde di Radio Kossuth, Budapest: 

Attenzione! Attenzione! Qui Imre Nagy, presidente del Consiglio. Alle prime ore del mattino, le truppe sovietiche hanno sferrato un attacco contro la capitale, con l’evidente intenzione di rovesciare il legittimo Governo democratico dell’Ungheria. Le nostre truppe stanno combattendo. Il Governo è al suo posto. Ne informo il popolo ungherese e il mondo intero”.

Da questo momento in poi il film ripercorre in modo realistico con una ricostruzione storica assolutamente fedele agli avvenimenti le vicende dell’arresto, del forzato soggiorno in Romania, del carcere di massima sicurezza di Budapest e delle agghiaccianti condizioni disumane in cui vi fu tenuto, del processo farsa e dell’impiccagione di Imre Nagy raccontate, in alcuni momenti, in parallelo con le immagini del ghigno beffardo del despota János Kádár, leader del partito comunista ungherese, mentre arringa il partito e la folla con discorsi pieni di battute sarcastiche contro il compagno incarcerato che non ha però mai (e non avrà mai più, se non prima di morire) il coraggio di nominare. E, soprattutto, la ricostruzione e la rievocazione del contegno dignitoso e della morte eroica del deposto legittimo primo ministro d’Ungheria. Un film che pur lasciando sconvolti gli spettatori è un monumento alla dignità e alla fermezza di Imre Nagy.

Chi era Imre Nagy? Comunista o patriota? O entrambi? O solo patriota? Imre Nagy, il comunista che antepose la libertà del suo Paese alla propria fede comunista, quando dovette scegliere fra le due (Mária Ormos, storica ungherese). La figura di Imre Nagy, figura tragica del XX secolo, è paragonabile a quella dei grandi eroi della storia ungherese che combatterono e morirono per un ideale di libertà e per la propria patria: il condottiero János Hunyadi (XV secolo), il poeta Bálint Balassi (XVI secolo), il condottiero e poeta Miklós Zrínyi (XVII secolo), il poeta Sándor Petőfi e il primo ministro Lajos Batthyány (XIX secolo). Imre Nagy può stare alla pari con i personaggi della storia mondiale che hanno manifestato con la loro vita e con la loro morte una grande coerenza e dirittura morale.

 

 

ATTIVITA' GIA' SVOLTE NEL MAGGIO 2015

 

Nel segno del Tricolore. Italiani e Ungheresi nel Risorgimento

13 maggio 2015, Sala Ignazio Ambrogio, LLCS, h.11-13.30

 

Guido Romanelli, missione a Budapest. (La repubblica dei Consigli ungherese del 1919 nelle testimonianze di un colonnello italiano)

20 maggio 2015, Sala Ignazio Ambrogio, LLCS, h.11-13.30

 

Sándor Márai e Napoli: il sapore amaro della libertà (L'esilio volontario del grande scrittore ungherese a Napoli fra il 1948 e il 1952)

27 maggio 2015, Sala Ignazio Ambrogio, LLCS, h.11-13.30

 

Ciascuna proiezione è stata introdotta e commentata dal Prof. Roberto Ruspanti. E' intervenuto il Prof. Antal Molnár, Direttore dell'Accademia d'Ungheria in Roma.

 

 

 

http://host.uniroma3.it/associazioni/cisueco/

 

NEL SEGNO DEL TRICOLORE

Film documentari sui rapporti storico-letterari

tra l’Italia e l’Ungheria di interesse europeo

 

Nel Segno del Tricolore è una serie di 3 documentari realizzati con la collaborazione del CISUECO (Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi e sull’Europa Centro Orientale) e con la consulenza di Roberto Ruspanti, ordinario di Lingua e Letteratura Ungherese nell’Università di Udine, nonché direttore del CISUECO.

Il progetto vuole unire alla ricerca storica e all’informazione un linguaggio di spiccata impronta narrativa, con il fine di presentare un’immagine della nazione ungherese e italiana diversa da quella imposta da alcuni stereotipi e supportata invece da elementi che sono testimonianza di amore per la libertà, europeismo e sano patriottismo.

Gilberto Martinelli è autore e regista dei film. Diplomato in Tecnica del suono per la cinematografia ha realizzato 90 film italiani e internazionali come tecnico del suono. Ha conseguito la laurea umanistica con indirizzo storico.

 

“Nel segno del Tricolore – Italiani e Ungheresi nel Risorgimento”

52’ HD colore stereo – 2011-

 

Il film fa scoprire allo spettatore le tappe fondamentali della comune lotta di Italiani e Magiari nel Risorgimento. Sono documentati con particolare riguardo ai rapporti che hanno unito le due nazioni, nel segno del Tricolore (il bianco-rosso-verde comune ad entrambe) e della libertà, facendo rivivere episodi meno noti, come le eroiche imprese della Legione italiana del Colonnello Alessandro Monti in Ungheria (1849) e della Legione ungherese nella Spedizione dei Mille in Italia (1860) e le commoventi vicende parallele di due poeti patrioti che hanno entrambi sacrificato la vita per un ideale di libertà nella funesta estate del 1849: il cantore nazionale magiaro Sándor Petőfi e l’italiano Goffredo Mameli, autore del nostro inno.

 

“Guido Romanelli – Missione a Budapest”

52’ HD Colore Stereo -2009-

 

Ungheria 1919. Guido Romanelli, un giovane tenente colonnello italiano, romano e poi friulano di adozione, viene inviato a Budapest come plenipotenziario delle Potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale. In Ungheria era appena salito al potere il governo rivoluzionario bolscevico di Béla Kun, detto il “Lenin magiaro”. Guido Romanelli si adopererà fino all’esaurimento per aiutare la popolazione affamata di Budapest, salverà la vita dei giovani cadetti ungheresi condannati all’impiccagione per essersi ribellati alla dittatura rossa, si esporrà in difesa del popolo magiaro sostenendone le ragioni di fronte all’ingiustizia del Trattato del Trianon, che disintegrò il millenario regno d’Ungheria, salvando infine la vita dello stesso dittatore bolscevico magiaro Béla Kun. Un viaggio per far conoscere la storia dell’Ungheria e il suo rapporto con l’Italia attraverso il sentimento di un uomo giusto, che pur fermo nelle proprie convinzioni, si batté in nome di un principio generale di equità e giustizia, contravvenendo anche, come militare, agli ordini superiori.

 

“Sandor Marai e Napoli – Il sapore amaro della libertà”

52’ HD Colore Stereo  -2010-

 

Il transatlantico Constitution lascia Napoli in un pomeriggio di aprile del 1952 diretto a New York. A bordo c’è Sándor Márai, il grande scrittore ungherese che per quattro anni ha vissuto nella città partenopea in volontario esilio: una scelta di vita drammatica e dolorosa. L’esilio a Napoli, dove Márai era giunto nel 1948, prima della definitiva trasformazione dell’Ungheria in uno stato totalitario, avrà per lo scrittore il sapore amaro della libertà. Nella città partenopea, immortalata in alcune delle più belle pagine dei suoi “Diari” e del romanzo “Il sangue di San Gennaro”, Márai scopre il valore dei gesti, dell’aria e del portamento dei napoletani, che anche nella precarietà del dopoguerra trovano comunque speranza e amore per la vita perché persone libere. Un grande affresco di Napoli e dei napoletani e, allo stesso tempo, un omaggio.

 

“Nel segno del Tricolore. Italiani e Ungheresi nel Risorgimento” (52’ HD Colore Stereo)

Film riconosciuto di Interesse Culturale Nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Film realizzato con il patrocinio del Cisueco

http://host.uniroma3.it/associazioni/cisueco/

Regia: Gilberto Martinelli

Musica: Andrea Ridolfi e Vito Abbonato

Fotografia: Giancarlo Leggeri

Montaggio: Roberto Di Tanna

Consulenza storico-letteraria: Roberto Ruspanti

 

Nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, due giovani studenti universitari, Martina, italiana, e Zoltán, ungherese, partono in missione Erasmus, l’una in Ungheria e il secondo  in Italia, per svolgere una ricerca storica sulle tracce di quei giovani italiani e ungheresi che, accomunati dagli ideali e dall’entusiasmo, durante il Risorgimento lottarono in un vero e proprio scambio fraterno, alcuni perdendo anche la vita, rispettivamente per la libertà dell’Ungheria e per quella dell’Italia. Li spinge il desiderio di conoscere il motivo che centocinquanta anni prima aveva mosso quei giovani della loro stessa età ad imprese così rischiose in nome della libertà. La ricerca li porta, in un susseguirsi di eventi incrociati e paralleli illustrati dai migliori esperti italiani e ungheresi del tema, sui luoghi dove tali eventi si svolsero:

- la rivoluzione palermitana del 12 gennaio 1848 (il modo di dire “è scoppiato un ’48!” nasce da lì)

- l’eco della rivoluzione italiana suscita l’entusiasmo del cantore della nazione magiara, Sándor Petőfi

- la rivoluzione dei giovani di Pest (Ungheria, 15 marzo 1848)

- le famose “Cinque giornate di Milano” (18-22 marzo 1848)

- Piemonte-Lombardia (1848-1849): i campi di battaglia della I guerra d’indipendenza italiana, che videro tanti giovani soldati e ufficiali ungheresi dell’esercito imperiale asburgico passare dalla parte degli Italiani

- Transilvania (all’epoca Ungheria), dove nel 1849 il trentunenne colonnello Alessandro Monti guida la “Legione italiana”, 1100 giovani italiani (se ne salveranno solo 400!), passati dall’esercito asburgico a quello degli Honvéd rivoluzionari ungheresi che lottano per la libertà e l’indipendenza del loro Paese

- Genova-Roma (1847-1849): l’entusiasmo di Goffredo Mameli, il giovane poeta italiano autore del “Canto degli Italiani”, più conosciuto come “Fratelli d’Italia”, all’insegna del motto “Uniamoci, amiamoci” con cui si apre la (meno nota) III strofa dell’inno italiano

- Roma (1849): Goffredo Mameli muore a soli 22 anni combattendo per la libertà della Repubblica romana.

- Transilvania (1849): il poeta Sándor Petőfi, perde la vita a 26 anni e scompare nel nulla

Nella seconda parte del film:

- Italia (1850-1859): i preparativi per la II guerra d’indipendenza italiana e la collaborazione con gli Italiani da parte degli Ungheresi, esuli in Italia

- Italia (1860): la presenza degli Ungheresi nella Spedizione dei Mille di Garibaldi in Sicilia: da 4 unità (tra essi il colonnello István Türr che svolge un ruolo fondamentale nello sbarco a Marsala) arriveranno a 250!

- Fiume Volturno (ottobre 1860): gli Ungheresi nelle fila dei garibaldini sono determinanti nella decisiva battaglia finale del Volturno contro l’esercito mercenario borbonico

- Italia Meridionale (1860-1866): il rifiuto di diversi garibaldini ungheresi di svolgere il ruolo di gendarmi contro il fenomeno del cosiddetto “brigantaggio meridionale” giustificato con il motivo di trovarsi in Italia per aiutare e non per combattere gli Italiani

- Ungheria (1860-1866): l’entusiasmo suscitato dalla Spedizione dei Mille unitamente alla speranza di una liberazione del Paese danubiano da parte dei garibaldini italiani e ungheresi rimarcata da una marea di canti popolari (1860-1867) inneggianti a Garibaldi e agli eroi ungheresi esuli in Italia.

Il film, che si apre su uno scenario drammatico (Frontiera meridionale dell’Ungheria, 1849) con le parole di addio di Alessandro Monti all’Ungheria annichilita dagli eserciti congiunti di Austria e di Russia,

si chiude con il commento di uno dei due giovani studenti sull’epopea che vide nell’Ottocento Italiani e Ungheresi lottare insieme per la libertà e l’indipendenza di Italia e Ungheria, nel segno del Tricolore (il bianco rosso e verde delle bandiere dei due Paesi), in uno spirito di collaborazione e di amicizia che ha lasciato tracce profonde nella coscienza dei due popoli. (RR)

 

“Guido Romanelli. Missione a Budapest”

(52’ HD Colore Stereo)

Film realizzato con il patrocinio del Cisueco

http://host.uniroma3.it/associazioni/cisueco/

 

Regia: Gilberto Martinelli

Musica: Andrea Ridolfi e Vito Abbonato

Fotografia: Giancarlo Leggeri

Montaggio: Roberto Di Tanna

Consulenza storico-letteraria: Roberto Ruspanti

 

 Nel 1919 in Ungheria va al potere la Repubblica dei Consigli di Béla Kun, detto il Lenin magiaro. Un tenente colonnello italiano, Guido Romanelli, è inviato a Budapest a capo della missione militare italiana come plenipotenziario in rappresentanza delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, i cui rappresentanti si sono ritirati dalla capitale magiara in seguito allo scoppio della rivoluzione dei soviet ungheresi. Il rapporto tra l’ufficiale italiano e Béla Kun si fa subito spinoso e delicato anche per le ripercussioni internazionali. Romanelli, oltre a difendere le posizioni dell’Italia, si adopera da subito per tutti gli ungheresi avversi al regime bolscevico. Comunque tra i due uomini vigerà sempre un reciproco rispetto degno della più alta dialettica politica. L’ufficiale italiano farà arrivare ingenti carichi di aiuti umanitari in soccorso di molti cittadini.

Guido Romanelli (ingiustamente chiamato “il Rasputin italiano” da Gramsci per il ruolo inizialmente attribuitogli di controllore delle mosse militari dell’armata rossa ungherese dal Governo italiano) salvò con il suo intervento deciso e decisivo la vita dei giovani cadetti controrivoluzionari dell’Accademia militare Ludovika di Budapest, condannati all’esecuzione capitale nella centralissima piazza Oktogon, sia pure ricorrendo in modo improprio alla Convenzione di Ginevra in tema di prigionieri di Guerra con aspri e determinati richiami al dittatore bolscevico. In seguito all’occupazione di Budapest da parte dell’esercito rumeno, Romanelli si adopererà per fermarne le razzie e, alla caduta della Repubblica dei Consigli, procurerà un salvacondotto per lo stesso Béla Kun, di cui era un fiero ma corretto avversario politico, guadagnandosi l’appellativo di giusto.

La presenza del tenente colonnello Guido Romanelli a Budapest è stata segnata dall’umanità e dall’alto profilo morale del militare. Attraverso la vicenda di Romanelli, il film compie un viaggio nell’Ungheria dell’epoca della Repubblica dei Consigli di Béla Kun senza perdere mai di vista la tragedia del Paese e di un intero popolo in uno dei periodi più drammatici della storia ungherese che si concluderà con lo smembramento dell’Ungheria storica avvenuto in seguito al Trattato del Trianon (4 giugno 1920) che ancora oggi ha lasciato trasversalmente tracce profonde nella coscienza nazionale dell’Ungheria. (RR)

 

Sándor Márai e Napoli - Il sapore amaro della libertà

(52’ HD Colore Stereo)

 Film realizzato con il patrocinio del Cisueco

http://host.uniroma3.it/associazioni/cisueco/

 

Regia: Gilberto Martinelli

Su un testo di Krisztina Boldizsár

Musica: Andrea Ridolfi e Vito Abbonato

Fotografia: Giancarlo Leggeri

Consulenza letteraria: Roberto Ruspanti

 

Il transatlantico Constitution lascia Napoli in un pomeriggio di aprile del 1952 diretto a New York. A bordo c’è Sándor Márai, il grande scrittore ungherese che per quattro anni ha vissuto nella città partenopea in volontario esilio: una scelta di vita drammatica e dolorosa. “I tre anni e mezzo passati in Italia, a Posillipo sono stati il più bel regalo della mia vita” – scriverà in seguito Márai – “Amavo tutto qua, e sapevo che a modo loro anche gli italiani del Sud mi avevano accettato”. L’esilio a Napoli, dove lo scrittore era giunto nel 1948, prima della definitiva trasformazione dell’Ungheria in uno stato totalitario, avrà per Márai il sapore  amaro della libertà. Nella città partenopea, immortalata in alcune delle più belle pagine dei suoi “Diari” e del romanzo “Il sangue di San Gennaro”, Sándor Márai scopre il valore dei gesti, dell’aria e del portamento della gente, che anche nella precarietà del dopoguerra trova comunque speranza e amore per la vita perché libera. Facendo conoscere agli spettatori i luoghi e le persone della vita napoletana di Márai, rievocandone con il supporto di importanti studiosi italiani e ungheresi i pensieri annotati nei suoi diari, il film documentario descrive attraverso belle immagini e una musica intensa la Napoli di quel periodo e lo specialissimo rapporto del grande scrittore ungherese con la città partenopea. Il film è un vero e proprio tributo a Napoli e all’umanità della sua gente, un’immagine da far conoscere ed esportare in tutto il mondo. Un vero e proprio biglietto da visita di Napoli. (RR)

I film sono introdotti da Roberto Ruspanti, ordinario di Lingua e letteratura ungherese e direttore del Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi e sull’Europa Centro-Orientale.

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IL REGISTA

 Gilberto Martinelli è uno dei più noti e preparati tecnici del suono del cinema italiano. In questa veste ha ottenuto ben quattro nomination: nel 2013 David di Donatello e Nastro d’Argento per il film “La migliore offerta” di Giuseppe Tornatore, nel 2007 David di Donatello e Nastro d’Argento per il film “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, nel 2003 Nastro d’Argento per il film “L’anima gemella” di Sergio Rubini. Nel 2007 gli viene assegnato il Premio Cinecittà Holding per il film “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore.

Dal 2007 si cimenta con la regia progettando e realizzando tre film documentari sui rapporti storico-culturali tra l’Italia e l’Ungheria che fanno parte di un più ampio progetto. Tre i film documentari finora realizzati, in cui ha saputo unire la ricerca storica e l’informazione a un linguaggio filmico di spiccata impronta narrativa. Si tratta di “Guido Romanelli, missione a Budapest” (2009), “Sándor Márai e Napoli. Il sapore amaro della libertà” (2010) e “Nel segno del Tricolore. Italiani e Ungheresi nel Risorgimento” (2011). Recentemente ha realizzato un importante film documentario “Il portone di piombo” sulla discussa figura del cardinale ungherese József Mindszenty all’epoca dell’Ungheria comunista di Kádár.

 

Il progetto filmico NEL SEGNO DEL TRICOLORE è consultabile in diversi siti internet.

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